NEWSLETTER
Per fare affari sul web
clicca qui é gratis!!

ricerca
+Segnala sito nel nostro motore di ricerca    +Modifica sito
MANAGEMENT

Ambiente sicurezza e qualità

Associazioni management

Change management

Consulenza Marketing

Corsi e master

Formazione e selezione

Ricerche di mercato

Risk management

HOME >> MANAGEMENT

Conto economico? Ecco come redigerlo! NUOVI SERVIZI PROFESSIONALI
Conto economico? Ecco come redigerlo!
Breve guida alla valutazione, redazione e gestione del conto economico

Link sponsorizzati

Il fatturato: dipende da stime ponderate; il primo passo è individuare il prodotto o servizio che si vende e definire un prezzo unitario. Poi si fa una stima dei prodotti/servizi che si pensa di poter vendere nel corso dei tre anni, facendo apparire, naturalmente, un incremento progressivo. Il prezzo e il fatturato devono essere definiti nella sezione relativa al mercato e devono tenere in considerazione i prezzi della concorrenza. E’ bene definire, in quella sede, anche i tempi medi di pagamento. E’ bene allegare, a suffragare le proprie aspettative di fatturato, lettere di intenti e/o richieste di preventivi di futuri clienti (si deve dare la sensazione di essere operativi, pronti a partire!).
Lavoro diretto e indiretto: sono distinti in base all’incidenza o meno sul ciclo produttivo dell’azienda (nel caso di una società di telemarketing, lavoro diretto è quello delle operatrici, indiretto, invece, quello della segretaria).
Energie utenze e consumi: si tratta di tutte quelle spese relative a telefoni, corrente, condominio, luce, acqua e gas, materiale di cancelleria.
Lavorazioni esterne, altri servizi: possono ricomprendersi, sotto questa voce, eventuali collaborazioni occasionali.
Spese di ricerca e formazione: costi per la formazione del personale o, anche, stanziamenti annuali destinati all’aggiornamento.
Spese generali: qui possono essere collocate le spese di affitto, quelle per il commercialista ed altre simili;
Spese commerciali: si tratta delle spese eventuali da sostenere per la vendita e per la distribuzione.
Investimenti: Si tratta dell’altro grande capitolo del business plan che ruota attorno a due pilastri: 1) fatturato 2) investimenti.
Il capitolo 3 del business plan è dedicato agli investimenti. Ogni investimento preventivato, dovrà essere giustificato, al momento dell’erogazione del finanziamento da fattura, ma sarà bene munirsi, al momento della presentazione del progetto dei preventivi relativi ad ogni voce di investimento.
Gli investimenti relativamente ai quali è stata già emessa fattura non sono agevolabili, quindi, sarà bene, ove possibile, bloccare la fatturazione relativa ai beni che vengono acquistati prima della presentazione del progetto.
Mezzi propri: si tratta del capitale sociale; consigliabile un capitale tra i 25 e i 50 milioni;
Indebitamento bancario: max 10/15 milioni;
indebitamento commerciale: dipende dai tempi di pagamento e dal tipo di spese;
autofinanziamento: ecco il collegamento con il conto economico; dipende dall’utile di esercizio, quindi, più alto è il fatturato, più alto è, di conseguenza, l’utile e più alto è l’autofinanziamento;
debiti verso soci: se si riuscisse a far quadrare i conti senza toccare questa voce sarebbe meglio; si tratta dei prestiti fatti dai soci o da terzi nei confronti della società, il problema è che tali prestiti restano fermi per i tre anni.
In conclusione, le tre grandi voci del business plan sono 1) il fatturato stimato 2) gli investimenti da fare (n.b. al netto dell’I.v.a.) 3) i costi del personale.
Non vi resta che avere l’idea giusta!

Per non perdere nessuna opportunità di finanziamento agevolato clicca qui.
Link sponsorizzati

Copyright © 2008 Vietato riprodurre i contenuti senza autorizzazione. | Chi siamo | Assistenza | Disclaimer | Informazioni sulla privacy | Dati societari art. 42 Legge 88/2009