Zafferano S'Argidda

Zafferano S\'Argidda


S'Argidda è un'azienda agricola che opera in Sardegna, specializzata nella produzione e vendita di zafferano in stimmi (o pistilli) e fa parte del Presidio Slow Food "Zafferano di San Gavino Monreale"

Lo zafferano è originario probabilmente dell'Asia Minore, il nome deriva dall'arabo "za'faran" ("giallo"). Il più antico documento che ne attesta la produzione è un papiro egizio del XV secolo a.C.. Importato in Italia in epoca romana, praticamente scomparve dall'Europa con le occupazioni barbariche. Reintrodotto in Spagna dagli Arabi (dal 961 d.C.), si espanse nuovamente in tutta Europa. Nel Medioevo ebbe un uso prevalentemente medicamentoso, per acquisire la definitiva qualifica di spezia nel Rinascimento.
In Sardegna arrivò fra il VI e il IX secolo ad opera dei monaci basiliani, che lo usavano per motivi liturgici e come colorante tessile, mentre la produzione di zafferano a San Gavino iniziò attorno al XIII° secolo ad opera probabilmente dei Pisani.
Il commercio si sviluppò notevolmente dal XVII secolo, attraverso "is tzafaranaias", donne che giravano i paesi soprattutto del sud Sardegna, ma anche del centro (dove si usava come colorante di alcune parti del costume tradizionale).

Da noi lo zafferano ha un ciclo quadriennale. Lo impiantiamo a settembre dopo una buona lavorazione del terreno, poi, tempo permettendo, si procede a più zappature, manuali sul filare e con l'aiuto di una motozzappa fra i filari. Al 4° anno, all'inizio dell'estate, espiantiamo i bulbi, li ripuliamo dalle sottili tuniche che li avvolgono e li reimpiantiamo in un altro terreno. Infatti lo zafferano è una coltura depauperante, quindi nei terreni espiantati avvicendiamo altre colture miglioratrici come le leguminose. Lo zafferano fiorisce a novembre: ogni mattina raccogliamo i fiori a mano, di sera separiamo gli stimmi (tre per fiore) e operiamo "sa feidadura", consistente nel toccarli con le dita intinte nell'olio d'oliva per dargli più lucentezza e conservabilità. Infine li essicchiamo a temperatura inferiore ai 40 gradi. Il prodotto finale si ottiene con gran fatica: questo ne determina il valore e gli conferisce l'epiteto di "oro rosso".

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